Da Otranto a Capo Teulada Il sogno “on” di abitare un faro | WebRadio Station
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Da Otranto a Capo Teulada Il sogno “on” di abitare un faro

Da Otranto a Capo Teulada Il sogno “on” di abitare un faro

Faro Capo Spartivento2

WebRadio Station – Il vento accarezza la pelle, s’insinua tra le rocce e il mare: siamo ai piedi del faro di Capo Spartivento, non lontano da Capo Teulada, in Sardegna e abbiamo di fronte a noi l’azzurro senza confini di un mare su cui i refoli e le correnti si divertono a disegnare cerchi, linee, onde.

Questo è il primo faro italiano, l’unico, trasformato in albergo: un silenzioso rifugio in cui alberga il contatto con la natura. Nulla infatti ha snaturato l’originale impronta del faro: la casa rossa in cui abitavano i guardiani sin dalla metà dell’Ottocento ha sempre il suo aspetto imponente e rassicurante. Il faro fu acceso per la prima volta nell’agosto del 1866 e per costruirlo ci vollero ben 12 anni, tanto era complesso giungere in questo luogo che sa di paradiso e di inferno, distante da tutto e un tempo collegato solo da impervie mulattiere.

Tutto ciò che circonda il faro sembra avere lo stesso aspetto di oltre un secolo e mezzo fa. Un restauro conservativo ha fatto di questo luogo un angolo in cui regna l’eleganza, ma con pudore: nessuna scritta indica infatti che si tratta di un faro in cui si può dormire, perché i posti più belli del mondo non hanno etichette né stelle da vantare e sono affascinanti  perché la bellezza vi regna.

La lunga storia di questo luogo non poteva essere spezzata e chi ha voluto la rinascita di questo faro (rimasto per tanto tempo abbandonato), ha voluto soprattutto che tutto restasse com’era e dov’era. Persino le capre continuano a pascolare qua intorno, come facevano ai tempi dei faristi, quelli che per sfamare i bambini allevavano questi animali portatori di latte e di crescita. Le poche ed esclusive, romantiche  stanze sotto la lanterna del faro di Capo Spartivento affacciano sul mare da un lato e, dall’altro,  sulle incantevoli rocce lisce di questa sponda sarda.

Dormire in un faro in Italia non è ancora un sogno realizzabile per tutte le tasche (info farocapospartivento@gmail.com) ma da poco tempo è possibile e una raffinata clientela internazionale se ne sta accorgendo. Artisti e musicisti (nomi top secret) hanno scelto questo luogo appartato per incidere dischi o per pensare ai ritmi del tempo di ieri e di oggi, alla musicalità che la natura sa offrire.

E’ il miracolo dei fari: aprire le porte dell’ispirazione. E chissà che non s’ispiri anche una rinascita dei tanti fari dimenticati della nostra Italia, quelli che in altri Paesi del mondo sono diventati piccoli alberghi (in Croazia www.adriatica.net), oppure contenitori culturali, musei (in Francia, Germania, negli Stati Uniti).

FaroPalascia

Al Sud e al Nord del Belpaese sono molti i fari che avrebbero bisogno di restauri e di tutela. Ma il cambio di destinazione d’uso e la progettazione complessiva dell’eventuale riuso dei fari è una materia complessa di cui si parla da tanto tempo, con sporadiche realizzazioni.

In Puglia, nel bellissimo faro di Capo d’Otranto (a circa 7 chilometri dalla città salentina) si è realizzato, sia pur faticosamente, un piccolo sogno, quello di affidare il faro ottocentesco, abbandonato per tanto tempo, all’Università di Lecce e di farne un Osservatorio nauralistico, un contenitore di scienza e di cultura.

La lanterna affacciata su Punta Palascìa ha un fascino indelebile: anche qui, il restauro conservativo ha permesso di non travolgere il passato. Anche qui, le vecchie storie dei guardiani dei fari, isolati tra cielo e mare, riecheggiano e non stridono con la nuova vita della lanterna. E, proprio in Puglia, così come in tutto il Sud (in Calabria, in Sicilia), sono tanti i fari rimasti deserti che potrebbero rinascere. La luce delle lanterne può ancora accendere idee e passioni.

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