Fiat, gli operai diventano testimonial: «Siamo felici di lavorare a Melfi» | WebRadio Station

Fiat, gli operai diventano testimonial: «Siamo felici di lavorare a Melfi»

Fiat, gli operai diventano testimonial: «Siamo felici di lavorare a Melfi»

WebRadio Station – Ma la felicità può appartenere alla fabbrica? Gli operai possono sorridere lungo la catena di montaggio? E perché i dipendenti Fiat ballano sul loro posto di lavoro? Sono tanti, e inediti, i temi lanciati a sorpresa da un video postato su Youtube girato nello stabilimento Fiat di Melfi, in Basilicata, lungo le linee di fabbricazione della Punto e della nuova Jeep Renegade che uscirà a luglio. La sceneggiatura del film è semplice: gente che balla in fabbrica, sull’onda della frizzante colonna sonora di Happy, il famosissimo motivetto firmato dal cantante americano Pharrell Williams. Cento secondi di simpatia (?) pura. Di decine di facce spesso imbarazzate ma sempre sorridenti. Di corpi (e qualche robot) che danzano fra scocche semilavorate e pavimenti tirati a lucido. Spesso con agilità e pancetta di un tricheco. Talvolta, specie le signore, con grazia ingiustamente imprigionata in scarpe antiinfortunio e in una lasca tuta grigia. Tuta identica per tutti: donne, uomini, quadri, operai, impiegati e direttore.

Il video “We are happy from Melfi plant” (che riprende analoghe iniziative girate nelle scorse settimane in molte città italiane) sta avendo un notevole successo con oltre 24 mila visioni in meno di 48 ore. Ne è stata rilanciata anche una versione brasiliana, probabilmente immessa in rete da uno dei dipendenti di Fiat di nazionalità carioca (tutti ballerini di talento) da mesi in trasferta a Melfi.

Fin qui la cronaca. Ma un’iniziativa così peculiare, in un’Italia che parla delle sue fabbriche solo quando chiudono o le considera alla stregua di luoghi di pena e di neoschiavismo, non poteva non suscitare reazioni. Liquidiamo subito quelle sindacali. Sinteticamente entusiasta il post dal sindacato più vicino all’azienda, il Fismic: “Ah belliiii/e!”. Invece, il responsabile auto della Fiom, Michele De Palma, ci mette una pietra sopra con un tweet: “In Fiat si balla a comando, felici a comando…Che tristezza”.

Più interessanti i commenti (oltre 80) raccolti su Youtube. Tutti o pro o contro. “Una pagliacciata”, si legge in due o tre post. “Ma come – si indigna una moglie – mio marito si alza alle 4.30, in linea gli è vietato ascoltare musica e poi tutti ballano? Lì il lavoro è duro”. “Nel video solo capi, capetti e leccapiedi”, scrive un altro. Ma molti sono i post a pollice alzato. Un paio elogiano per l’iniziativa il direttore di Melfi: “Il primo che gira per le linee e parla con noi”, si legge. Altri commenti sono articolati. “Il lavoro per la Jeep ha portato entusiasmo in fabbrica e questo video esprime l’atmosfera”, dice uno. “E’ stato un giorno di allegria che ha coinvolto tutti”, scrive un altro. Che aggiunge: “Insieme dobbiamo rilanciare questa fabbrica. Basta con questa cappa di negatività. L’unico obiettivo del video è l’aggregazione”.

E forse proprio quest’ultimo tema, quello della “squadra che rilancia la fabbrica”, si presta alla lettura più interessante per questa atipica iniziativa della Fiat. Anzi, per la precisione, più che della Fiat (da anni prudente nella sua comunicazione affidata quasi solo all’amministratore delegato Sergio Marchionne) “Happy Melfi” sembra essere figlio soprattutto dello stabilimento lucano, che si chiama Sata. E su Youtube, Sata risulta essere il “lanciatore” del video.

Ma cosa c’è dietro “Happy Melfi”? A dar retta agli addetti ai lavori, messaggi originali come questo video rompono la classica filiera comunicativa “verticale” giocata sull’asse padrone-operaio o dall’alto (l’intervista o il discorso) verso il basso (chi ascolta). Sempre da Melfi, giova ricordarlo, nel dicembre 2012 partì un messaggo verticalissimo con l’annuncio dell’investimento Jeep fatto da Marchionne e dall’allora premier Mario Monti in visita nella fabbrica. “Happy Melfi” è invece un messaggio “orizzontale”, a bassa frequenza perché non lanciato da un personaggio, simile per molti aspetti ad un tam tam di controinformazione. Un messaggio destinato non a “vendere” un prodotto ma a segnalare l’esistenza di una realtà “positiva” o che, almeno, prova ad essere “coinvolgente”. Ad un certo punto, ed è un passaggio significativo, si intravede un signore sorridente che, con le mani, invita altre persone a unirsi al ballo. Non sembra rivolgersi ai dipendenti Fiat ma agli spettatori.

Per Fiat, dopo anni di rotture con gli equilibrismi italiani (vedi la lite con Fiom e l’addio alla Confindustria), “Happy Melfi” rappresenta una novità rilevante. Il video forse è solo un esperimento ma, si capirà meglio nei prossimi mesi, potrebbe segnare un nuovo profilo per un’azienda che dopo l’acquisizione di Chrysler si sente più solida.

L’orizzontalità del video di Melfi non vuol dire infatti che il messaggio sia “sempliciotto” e che sia una pura operazione d’immagine. Anzi. Nel film si intravedono infatti i segni della “rivoluzione culturale” che la fabbrica lucana sta vivendo grazie all’operazione Jeep. Parlando con chi a Melfi ci lavora si capisce che non siamo di fronte alla classica ristrutturazione scandita dalla pioggia di 500 nuovi robot e da linee di montaggio meno faticose, ma di un tentativo molto più ambizioso. “Parola mia, ne faremo la fabbrica migliore del mondo”, ha detto nei giorni scorsi uno stretto collaboratore di Marchionne. Per questo è fondamentale ricostruire il rapporto fra la fabbrica e i suoi 5.000 dipendenti. Dipendenti giovani che in media anno meno di 40 anni. E per i quali Fiat vuole superare il modello di comando fordista per passare a un modo di lavorare partecipativo, come accade in Giappone e in Germania. Così da mesi la parola d’ordine a Melfi è “coinvolgere”, “costruire la squadra”. Gli esperti la chiamano “fase del team building”, dove la parola “team”, squadra, vuol dire migliaia di persone.

Non a caso, protagoniste dei cento secondi di danza sono tutte le figure professionali della fabbrica, da operai addetti a mansioni elementari al direttore. Poi si vedono molte donne e va ricordato che la disoccupazione femminile è una delle piaghe del Sud. Ancora: nel film si intravedono le grandi aule presso cui centinaia di dipendenti stanno imparando le nuove tecniche di lavoro toyotiste sposate da Fiat con i sistemi World Class Manufacturing ed Ergo-Uas adottati in tutti i plant del Lingotto. I ballerini brasiliani, infine, non sono altro che quadri di Fiat Brasil che studiano a Melfi la versione brasiliana della Jeep Renegade e che quindi testimoniano dell’affidamento a questa fabbrica del Mezzogiorno d’Italia, di una missione globale. Gli operai di Melfi, fra poco, non produrranno solo modelli Fiat per l’Europa ma Jeep per tutto il mondo.

Comunque lo si voglia giudicare, “Happy Melfi” è un segnale di consapevolezza di una sfida nuova e difficile lungo il cammino della rinascita delle fabbriche italiane. E porta un segno di fortissima innovazione: mille volti Fiat ora affiancano quello di Sergio Marchionne.

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