Rolling Stones, fiammata e concerto al Circo Massimo | WebRadio Station

Rolling Stones, fiammata e concerto al Circo Massimo

Rolling Stones, fiammata e concerto al Circo Massimo

rollingWebRadio Station – «Che posto meraviglioso il Circo Massimo», dice Mick con i capelli tinti che si lasciano spazzolare dalla brezza quando si spegne l’ultima nota, che meraviglia vederlo abbracciato a Keith Richards, vederli cantare la musica degli ultimi cinquant’anni, vedere che la notte è scesa a coprire l’età, i secoli, a nascondere il tempo di settantamila e più ragazzi stipati uno accanto all’altro da ore, passati dal sole alla notte, senza sete o fame che non sia di questi maledetti Rolling Stones. 

Non c’è niente di più antico e più moderno, niente di più musicale di questa banda di ex cattivi individui che fanno soltanto rock’n’roll. Niente di nuovo per gente nuova e per altri che sono qui a giurare eternità come le pietre dell’Aventino, senza maglietta anche chi è senza età e con la pancetta.
Jagger corre da una parte all’altra del palco, come sempre, avrà i capelli tinti, ma le gambe alla Gervinho. A inseguirlo i riff di Richards, che attraversano la strada dell’altra chitarra, del ragazzo, il piccolo Ronnie, appena 67 anni, così magro che Mick nel presentarlo fa «non mangia abbastanza pasta». Jumping Jack Flash, poi l’inno alla ribellione, Let’s spend the night together, passiamo la notte insieme, che a sentirlo adesso, tante notti dopo, è un pugno allo stomaco. Come vedere sul palco quel fenomeno di Mick Taylor, il primo chitarrista che si unì alla band nel 1969 per sostituire Brian Jones e se ne andò travolto dall’inferno di una vita che non era soltanto rock’n’roll e ora è qui per ricordare questi cinquant’anni di storia con la sua vecchia Les Paul.


«L’Italia vincerà il Mondiale?» Jagger stende un velo sull’Inghilterra, poi chiama sul palco John Mayer, il delizioso chitarrista che ha aperto il concerto (peccato la qualità del suono nel suo set) per eseguire con gli Stone Respectable.

Ecco Out of control, il ritmo sale anche dalla platea, mentre Richards fa tre note che sembrano inventate per cucire una storia nella maniera più semplice, ago e filo, un capolavoro di alta sartoria. Via col campanaccio e col tambureggiare del vecchio Charlie Watts, il cuore degli Stones: non serve annunciarla, Honky Tonk, Woman, Jagger salta su per una ripassatina a quella ragazza (’68), mentre Richards con quella bandana multicolore soffia sulla chitarra il suo honky tonk blues miracolosamente inossidabile. È il momento di Keith alla voce, sgraziata, inquietante, blues per una you got a silver commentata dalla chitarra slide di Ronnie, scivolano via i superlativi, sale la nostalgia, non c’è neppure più il sole per fermare il tempo e proseguire questa battaglia con i midnight ramblers.


Tutti in piedi per scivolare nel gran finale, sapendo che potrebbe essere l’ultimo qui a Roma, ma sapendo pure che lo abbiamo pensato troppe volte e che, vivaddio, sbagliavamo sempre.

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