Renzi: “Il posto fisso non c’è più, bisogna cambiare mentalità” | WebRadio Station

Renzi: “Il posto fisso non c’è più, bisogna cambiare mentalità”

Renzi: “Il posto fisso non c’è più, bisogna cambiare mentalità”

renziWebRadio Station – Il lavoro, l’articolo 18, l’Europa, il Paese che cambia. Alla Leopolda, nell’ultima giornata della kermesse, c’è spazio per i temi più delicati. Matteo Renzi li affronta tutti, uno per uno, nel suo discorso conclusivo. Dice che “il posto fisso non c’è più”, poi attacca la vecchia guardia del Pd e la Cgil. Si prende gli applausi e le grida e se ne va dopo più di un’ora sul palco. “Questa è la Leopolda – prende il microfono – il luogo è lo stesso ma noi siamo al governo, io, noi, e se siamo al governo non è per occupare una sedia o scaldare il posto o per mantenerci al governo o consolidare noi stessi, ci tocca cambiare il paese, perché quella bicicletta ce la siamo andati a prendere, ora è arrivato il momento di prenderci terribilmente sul serio. Restituiamo speranza all’Italia“. Il premier attacca: “Ci raccontano che facciamo le cose un po’ per caso, come pezzetti di puzzle messi qua e là. Noi, invece, non solo abbiamo un disegno organico, ma partiamo dal fatto che il mondo è interconnesso, un gran casino e che l’Italia ha un futuro se cambia se stessa ma deve liberarsi di alcune paure”.

“VIA LE PAURE” – Poi l’affondo ai pessimisti: “C’è una lettura della realtà esterna a noi e una guerra da combattere contro quelli che dicono che in questo scenario così diverso l’Italia ha tutto da perdere. C’è una parte delle persone che ci stanno intorno che pensano ‘l’Italia non ce la farà mai. Non ce l’abbiamo fatta noi, che pensano di farcela loro?”. L’attacco è rivolto soprattutto a una parte degli intellettuali. “Quando si apre un cantiere c’è subito una convention di pensionati che si raduna ai lati e dice, scuotendo la testa, ‘non si fa così'”. Ecco, è lo stesso atteggiamento di gran parte del ceto intellettuale in Italia”. “Lo so – aggiunge – che molti di questi si offenderanno, che dovrei già chiedere scusa”. Poi spiega: “Quando diciamo che vogliamo parlare a tutti gli italiani vogliamo dire che abbiamo il desiderio di lasciare un segno”.

L’EUROPA – “In Europa per me è una battaglia tutte le volte – confessa Renzi – ma non perché mi metto a litigare sullo zero virgola. Nessuno in Europa è cosi stupido da impiccare un paese a una virgola ma c’è un atteggiamento, paradossalmente portato da alcuni italiani, per cui l’Italia non solo è un problema”. “La politica europea non è solo discussione sul deficit”.

 IL LAVORO – Ma il tema che sta più a cuore è il lavoro. Renzi lo affronta subito: “Puoi discutere quanto vuoi mail posto fisso non c’è più. Siccome è cambiato tutto, la monogamia aziendale è in crisi, un partito di sinistra che fa: un dibattito ideologico sulla coperta di Linus o chi perde il posto di lavoro trova uno Stato che si prende carico di lui?”.

L’ARTICOLO 18 – Criticando chi difende l’articolo 18, il presidente del Consiglio ricorre a una metafora: “Nel 2014 aggrapparsi a una norma del 1970 che la sinistra di allora non votò è come prendere un iPhone e dire dove metto il gettone del telefono? O una macchina digitale e metterci il rullino. E’ finita l’Italia del rullino“. E il premier torna sulla manifestazione della Cgil di ieri: “Quelle come quella di ieri della Cgil sono manifestazioni politiche, e io le rispetto, e non ho paura che si crei a sinistra qualcosa di diverso, sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o provare a cambiare il futuro”.

LA LEGGE DI STABILITA’ – Sulla manovra: “Con la legge di stabilità abbiamo tagliato 18 miliardi di euro di tasse, non è manovra è una retromarcia, è una riduzione senza uguali nella storia della Repubblica. Non è un’operazione elettorale ma di giustizia sociale. Questa è la sinistra”.

ATTACCO A VECCHIA GUARDIA, BERSANIANI INFURIATI – Sulla vecchia guardia democratica, il premier avverte:Non consentiremo a quella classe dirigente di riprendersi il Pd per riportarlo dal 41 al 25 per cento”. Parole che non sono andate giù al bersaniano Alfredo D’attorre: “Renzi ci vuole fuori? – risponde il deputato Pd – “Non se auspica una rottura, ma se spera questo se lo tolga dalla testa”.

DALLA PARTE DI NAPOLITANO – “Quando si sentono tante menzogne nei confronti del nostro Presidente della Repubblica, credo sia doveroso che l’Italia per bene faccia sentire tutto l’affetto”. Renzi manda così il suo “saluto affettuoso” a Giorgio Napolitano, “una persona, che in questi mesi ho imparato a conoscere meglio dal punto di vista personale”.

LA KERMESSE – Si chiude così il terzo e ultimo capitolo della tre giorni renziana quest’anno nella versione di governo. Nell’ex stazione di Firenze che ospita l’iniziativa, prima del discorso conclusivo, stamattina Renzi ha incontrato i lavoratori della Ast di Terni giunti a Firenze per chiedere il sostegno del governo alla vertenza aperta dai metalmeccanici per impedire la chiusura della ThyssenKrupp nella città umbra. I lavoratori hanno protestato con striscioni e megafoni davanti alla stazione della Leopolda. Secondo quanto dichiarato dai sindacati a fine incontro, Renzi ha promesso di “impegnarsi in prima persona”.

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