Infarti: la prevenzione con un prelievo | WebRadio Station

Infarti: la prevenzione con un prelievo

Infarti: la prevenzione con un prelievo

infartoWebRadio Station – Ad oggi l’infarto, ed in generale tutte le malattie che colpiscono l’apparato cardio circolatorio, sono le più insidiose, perché sono difficili da diagnosticare in anticipo, e quando i sintomi si manifestano, il paziente ha già subito l’attacco, che se non tempestivamente curato, può provocare rapidamente la morte. E purtroppo gli infarti sono in continuo aumento, divenendo persino la prima causa di morte in popolazioni come le nostre che seguono stili di vita troppo sedentari e alimentazioni ricche di grassi, accoppiata letale per il buon funzionamento di vene e arterie.

Una notizia incoraggiante arriva però da un gruppo di ricercatori delle università di Uppsala, l’istituto Karolinska, e la Colorado State University, secondo cui molto presto si potrà scoprire se si è a rischio di infarto o altre patologie cardiache solo attraverso un semplice prelievo sanguigno. Questo sarà possibile perché il team, attraverso accurate indagini su un campione rappresentativo formato anche da soggetti di diverse etnie, ha rilevato una sostanza, esistente nel plasma di soggetti che rischiano la malattia delle arterie coronarie, ossia i vasi sanguigni che si trovano attorno al cuore e che gli conferiscono ossigeno.

La sostanza non è altro che una molecola di grasso chiamata mono-gliceride, trovata nelle arterie delle persone a rischio di infarto: lo stato di salute è stato poi monitorato e tenuto sotto osservazione per i 10 anni successivi alla ricerca e ottenuto su diversi campioni di popolazione, a dimostrazione che si tratta di un risultato solido.

In futuro quindi potrebbe bastare analizzare il proprio sangue e vedere se la sostanza è presente o meno, ma ora i ricercatori stanno anche approfondendo la tematica, per cercare di capire se  e esista un vero e proprio ruolo causale da parte di questi metaboliti nello sviluppo della malattia cardiovascolare e quindi nel rischio di infarto.

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